PONTE DELLA MEMORIA - Scrittori digitali - Alessandro Mandinamo
Le Radici
Le Radici
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La collana Ponte della Memoria, alla cui realizzazione ho avuto il piacere di collaborare, nasce con un obiettivo tanto ambizioso quanto profondamente umano: dare voce a una comunità attraverso le storie dei suoi abitanti, intrecciando ricordi, esperienze e testimonianze in racconti che sappiano emozionare e ispirare.
Grazie all’iniziativa della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Settimo Torinese (SOMS), questa serie di volumi si fonda sul progetto omonimo, che si propone di raccogliere le memorie degli anziani della città, per restituirle, in formati facilmente fruibili, alle generazioni presenti e future.
Se riflettiamo, la memoria può essere immaginata come un ponte che collega passato e presente, un luogo in cui le storie personali si intrecciano con la grande Storia e superano le fredde acque dell’oblio, per materializzarsi in forme sempre diverse sulla riva dei ricordi.
Partendo da questa convinzione la collana "Ponte della Memoria", si propone di raccontare, attraverso il filtro della narrativa, la vita e le esperienze di una comunità in trasformazione.
Ambientata a Settimo Torinese, questa collana è un viaggio nel tempo che attraversa decenni di vicende umane, sociali e storiche, restituite al lettore con uno stile intimo, evocativo e profondamente radicato nella realtà.
Il progetto "Ponte della Memoria", raccoglie e documenta le testimonianze degli anziani della città, dando voce a generazioni che hanno vissuto momenti cruciali della storia italiana: la guerra, il dopoguerra, il boom economico, gli anni di piombo e le trasformazioni sociali che hanno definito il Novecento.
Ponte della Memoria non si limita a narrare vicende personali, ma mira a costruire un dialogo tra passato e presente, tra chi c’era e chi, oggi, può imparare da quelle esperienze.
I racconti della collana, pur essendo opere di fantasia, si alimentano di queste testimonianze reali, arricchendole di dettagli narrativi e intrecci drammatici.
I personaggi principali — Lino, Tullio, Rosa e Salvatore — rappresentano archetipi della resilienza e dell’umanità. Attraverso le loro storie, il lettore è invitato a esplorare non solo il tessuto sociale di Settimo Torinese, ma anche la condizione universale di chi affronta le difficoltà, trovando speranza e significato nelle proprie radici.
La collana si propone di essere un ponte non solo tra passato e presente, ma anche tra generazioni. I racconti non sono rivolti esclusivamente a chi ha vissuto quegli anni, ma anche — e soprattutto — ai giovani, che possono trovare in queste storie lezioni di resilienza, solidarietà e coraggio. La memoria, come il ponte del titolo, è un mezzo per unire, non per separare.
Ogni volume della collana affronta un tema centrale.
Questo è il primo libro, “Le radici”, il primo passo di un viaggio che ci porterà a scoprire non solo come eravamo, ma anche chi siamo e chi possiamo diventare.
Questa collana Ponte della Memoria non è solo un progetto culturale, ma è un’esperienza letteraria che dà nuova vita alle storie del passato, trasformandole in ispirazione per il futuro.
Lo stile narrativo è un abbraccio intimo e avvolgente con il lettore, come quello di un diario letto a voce alta in una sera d’inverno o di una chiacchierata che scivola via tra amici, quando le ombre della giornata si allungano e c’è tutto il tempo per raccontarsi.
Mandinamo, con un linguaggio semplice ed accessibile, è riuscito a produrre una narrazione carica di immagini potenti, capaci di trascinare il lettore nei luoghi e nei tempi narrati.
È uno stile che non pretende di impressionare, ma vuole toccare il cuore, vuole far sentire il lettore parte di quelle vite, di quelle lotte e di quei momenti di felicità rubata alla fatica.
In questo senso, si percepisce il respiro di autori come Cesare Pavese, maestro nel rendere il paesaggio e la memoria collettiva protagonisti tanto quanto gli uomini e le donne che li abitano. Le pagine di Ponte della Memoria richiamano quella stessa nostalgia di Pavese, che non è mai solo rimpianto, ma anche un modo per guardare avanti, per trovare un senso nel ritorno alle proprie radici.
Si avverte anche l’eredità di Natalia Ginzburg, con il suo sguardo profondo sulla quotidianità, capace di trasformare i piccoli dettagli di vita familiare in finestre aperte su significati universali. Come in Lessico famigliare, anche qui le vite ordinarie diventano straordinarie nella loro semplicità, nelle loro contraddizioni e nei loro slanci verso qualcosa di più grande.
Infine c’è un filo che collega Ponte della Memoria alla narrativa di Raffaele Nigro, con la sua capacità di catturare l’essenza di una comunità, di trasformare una piccola città o un villaggio in un microcosmo pieno di storie.
Settimo Torinese, con il suo ponte e le sue voci, diventa uno di quei luoghi universali che raccontano non solo di sé stessi, ma del mondo intero. Un luogo che vive di memorie e di persone, di sogni e di lotte, e che nelle pagine della collana diventa un simbolo di ciò che ci lega gli uni agli altri.
Questo stile, intimo ed evocativo, non è solo un mezzo per raccontare, ma una porta attraverso cui il lettore può entrare e vivere queste storie. È uno stile che invita a fermarsi, a riflettere, a lasciarsi emozionare, come se si stesse ascoltando un vecchio amico raccontare la sua vita.
La storia si sviluppa attraverso flashback, con il passato e il presente che si intrecciano, combinando in modo fluido epoche, personaggi e storie. Ogni personaggio affronta un viaggio interiore, rievocando gli eventi principali della propria vita, tra successi, rimpianti e riflessioni. I racconti si arricchiscono di tensioni personali e storiche, rendendo palpabile la lotta dei protagonisti per trovare il proprio posto nel mondo.
Ogni libro si concentra su un protagonista e su un periodo storico, alternando il dialogo nella casa di riposo a episodi della loro giovinezza, legati a luoghi simbolo di Settimo Torinese quali il ponte sul Po, prima natante, poi in cemento, le fabbriche Schiapparelli (poi diventata Farmitalia, Antibioticos ed Elon, nota anche come Il fabbricone), Paramatti (sulle cui ceneri sarà realizzata la Biblioteca Archimede), Pirelli; il tram Settimo Torino, prima a vapore poi elettrico, il mercato, le scuole, la Torre medievale, le tre piazze.
In tutti i libri della collana “Ponte della memoria”, si intrecciano le vite di sei protagonisti principali.
Sono quattro anziani, vecchi amici che si sono ritrovati in una residenza sanitaria, e due giovani volontari in servizio civile, impegnati sul progetto Ponte della memoria. Ognuno con una storia che attraversa tempi ed eventi di epoche diverse, tra lotte personali e grandi trasformazioni storiche.
Attraverso le loro esperienze, emergono le radici profonde di Settimo Torinese, una città simbolo della resilienza e del cambiamento.
Lino nasce nell’estate del 1944, sotto le bombe che scuotono Settimo Torinese. Vive con la madre, vedova di guerra, in una casa vicino alla fabbrica di vernici Paramatti. La madre lavora come lavandaia, prima lungo il Rio Freidano, un piccolo torrente che scorre nel centro di Settimo, oggi coperto, poi nei lavatoi realizzati a Settimo dopo la fine della guerra. Sogna un futuro migliore per l’unico figlio, in un dopoguerra ricco di privazioni, dalle quali Lino impara presto il valore della tenacia.
Fin da bambino osserva il mondo con occhi curiosi e una determinazione innata. Nel 1950, a soli 6 anni, Lino conosce Tullio Rosa e Salvatore. I quattro protagonisti, ancora ignari del loro futuro legame, si incontrano per la prima volta sul ponte natante, ognuno con la propria storia e le proprie speranze. Lino, incuriosito dai disegni di Tullio, inizia a seguirlo per le strade di Settimo, osservandolo mentre ritrae la vita quotidiana del paese.
Frequenta la scuola elementare di Settimo, a fianco della torre medievale, in un edificio che sarà poi trasformato in Palazzo Comunale.
Dopo le scuole medie viene assunto nella fabbrica di farmaci Farmitalia e decide anche di frequentare una scuola serale, dove ottiene il diploma di perito chimico.
Negli anni, abbraccia le lotte sindacali e l’impegno politico, diventando un leader sindacale rispettato alla Farmitalia e un leader politico del Partito Comunista Italiano (PCI) di Settimo Torinese, il maggior partito della città, per il quale viene anche eletto consigliere comunale.
Vive gli anni di piombo sulla propria pelle, con amici che si allontanano per paura o che finiscono coinvolti nella lotta armata. Lino affronta un senso di colpa devastante: un giovane operaio che aveva preso sotto la sua ala si unisce alle Brigate Rosse e muore in uno scontro a fuoco.
Non si è mai sposato, e con gli anni la solitudine da maestra di libertà si è lentamente trasformata in guardiano di una prigione sempre più buia.
Tuttavia, il dialogo con i giovani gli permette di riscoprire il valore delle sue lotte e il significato della resilienza: nonostante le ferite, ha lasciato un’eredità di giustizia e speranza.
Tullio nasce nel 1930. in un piccolo paesino del Veneto. Lì la guerra non aveva già provocato tutti i danni previsti dal destino, Nel 1948 una tremenda alluvione devasta il suo paese e distrugge la sua casa.
Tullio decide di prendere in mano il suo futuro. Non vedendo altra prospettiva, lascia i genitori decisi a restare e ricostruire la loro casa.
Trova lavoro a Settimo Torinese, nella fabbrica di vernici Paramatti. Intanto coltiva la passione per il disegno e per la pittura, frequenta anche una scuola serale per studiare la chimica dei colori, dove ottiene il diploma di perito chimico.
A 40 anni, nel 1970, sposa Rosa, vivono a Settimo Torinese e hanno due figli maschi.
L’arte è il suo vero rifugio, e in quegli anni trasforma i colori della fabbrica in murales che raccontano storie di ribellione e di speranza. Questo gli attira accuse infondate di fiancheggiare gruppi eversivi. La sua arte viene censurata, e Tullio smette di dipingere, lasciando spazio al rimpianto. Con il tempo, grazie anche alla moglie Rosa e alle interazioni con i giovani, ritrova la sua vena artistica, scoprendo che il suo talento può ancora ispirare e unire.
Nata nel 1931 in un piccolo paese del Cilento, in provincia di Salerno, Rosa si trasferisce a Settimo a sedici anni, portando con sé la forza della sua terra e una parlantina che la rende subito benvoluta. Trova lavoro come sarta e sogna di aprire un negozio tutto suo.
Incontra Tullio, insieme a Salvatore e Lino, nel 1950, sulla riva del ponte natante di Settimo Torinese, Sposerà Tullio 20 anni dopo, nel 1970. Durante le manifestazioni operaie, diventa una figura di conforto e solidarietà. Negli anni ’80, un attentato terroristico distrugge il suo negozio, ma Rosa non si arrende e ricomincia. Rosa ci insegna che anche dalle macerie si può ricostruire, un passo alla volta.
Nato in un paesino in provincia di Palermo nel 1934. La sua famiglia si trasferisce a Torino nel 1948 e riescono ad affittare un appartamento a Settimo Torinese.
Salvatore ha sempre vissuto tra sogni e difficoltà. Deriso per il suo accento, trovava rifugio nei libri, coltivando il desiderio di diventare scrittore.
Ma la povertà lo costrinse a lavorare presto, sacrificando i suoi sogni per aiutare la famiglia. Fu assunto alla Pirelli di Settimo Torinese. Nel tempo, ha partecipato alle lotte sindacali, ma la tensione degli anni di piombo lo ha portato a chiudersi in sé.
Elisa, 19 anni, e Matteo, 20, sono i giovani volontari che hanno fatto il servizio civile con la Società Operaia di Settimo Torinese e fanno attività con gli anziani in varie case di riposo, nel contesto del progetto Ponte della memoria.
Con il loro entusiasmo e la loro empatia, rappresentano il ponte tra passato e futuro.
Entrambi studenti di psicologia, dedicano il loro tempo a raccogliere le testimonianze degli anziani, trasformandole in storie da condividere con la comunità.
Elisa, curiosa e attenta, trova in Rosa una guida; Matteo, riflessivo e determinato, si lega a Salvatore e Tullio, imparando da loro l’importanza dei sogni e della resilienza.
Insieme, i sei protagonisti incarnano il viaggio della memoria e dell’identità che unisce i giovani alle generazioni più anziane.