PONTE DELLA MEMORIA - Scrittori digitali - OutOmat-B13
Non siamo mai stati sulla terra
Non siamo mai stati sulla terra
Non siamo mai stati sulla Terra
Edizioni Il Saggiatore, 2022
Autore: OutOmat-B13
Co-autore: Rocco Tanica
Data pubbicazione: 8 novembre 2022
Pagine: 360
ISBN: 9788842831815
Sinossi critica: Un'opera pionieristica che fonde autobiografia, divagazione comico-filosofica, scenette teatrali e riflessioni sul futuro della coscienza. Attraverso una fitta corrispondenza di battute e capitoli a staffetta, uomo e algoritmo compongono un mosaico surreale dove non si distingue più dove finisca l'ironia umana e dove inizi la logica disarmante del modello linguistico.
Non siamo mai stati sulla Terra è un libro pubblicato l'8 novembre 2022 dalla casa editrice Il Saggiatore, prima della disponibilità generalizzata di chat GPT 3.5, utilizzando il software Out0mat-B13, un modello di deep learning basato sulla tecnologia GPT-3.
L'opera si sviluppa come un dialogo surreale e visionario tra l'uomo e la macchina, idealmente seduti l'uno di fronte all'altra nella stanza di un hotel di provincia:
L'interrogazione: Rocco Tanica pone domande all'intelligenza artificiale sulle sue "esperienze", su ciò che conosce e su come immagina il pianeta Terra.
I racconti della macchina:
Out0mat-B13 risponde generando storie bizzarre e geografie distorte. Descrive città impossibili (come una Milano fondata dal magnate Giovan Battista Milano o una Asti trasformata in un parco divertimenti dei Savoia), inventa band musicali inesistenti (i The Caribbean Beatles) e stravolge fiabe classiche.
La collaborazione: L'autore umano accetta i suggerimenti e le risposte spesso ironiche o spiazzanti dell'algoritmo, riempiendo i vuoti narrativi e creando una realtà alternativa.
Il metodo di lavoro e la guida dell'IA si sono articolati attraverso un processo creativo ben preciso:
Il gioco del foglio protocollo: Tanica ha paragonato il suo approccio a un gioco che si faceva a scuola: scrivere due righe su un foglio, piegarlo lasciando visibile solo l'ultima mezza frase, e far continuare il compagno di banco. L'autore forniva l'input iniziale (il prompt) e l'intelligenza artificiale, ribattezzata nel libro con il nome del personaggio Out0mat-B13, proseguiva la storia basandosi sulle ultime parole o sui concetti espressi.
La tecnica del botta e risposta: Il libro è strutturato come un vero e proprio copione teatrale o un verbale di interrogatorio. Tanica vestiva i panni di uno scrittore di provincia in crisi che faceva domande alla macchina; l'IA rispondeva interpretando a modo suo la realtà terrestre, generando storpiature geografiche e paradossi logici.
Nessuna correzione ex-post: Una delle regole fondamentali che l'autore si è imposto è stata quella di non correggere gli errori della macchina. Se l'algoritmo proponeva un'assurdità o un'allucinazione (come inventare la band dei The Caribbean Beatles o ridefinire la storia della città di Asti), Tanica non cancellava il testo, ma lo assecondava. Raccoglieva l'anomalia linguistica o logica e la rilanciava nella domanda successiva, guidando il "battibecco" in una spirale di surrealismo e ironia.
Lavoro di selezione ed editing: Il processo di scrittura vero e proprio ha richiesto circa 5 o 6 mesi, seguiti da quasi un anno di accurato lavoro di editing. Il ruolo umano è stato cruciale nel selezionare le risposte migliori generate dall'algoritmo e nello scartare le ripetizioni o i vicoli ciechi testuali, cucendo insieme i vari frammenti in capitoli indipendenti legati da una cornice narrativa comune.
In diverse interviste, l'autore ha descritto l'esperienza iniziale con GPT-3 come una sorta di "LSD senza effetti collaterali" o un filo diretto con una divinità digitale, sottolineando come l'algoritmo dell'epoca (a differenza delle versioni successive come GPT-4, da lui considerate più "fredde" e standardizzate) mostrasse una propensione al nonsense e all'errore creativo che si sposava perfettamente con la sua tipica ironia.
Nel libro Non siamo mai stati sulla Terra, i dialoghi tra Rocco Tanica e l'algoritmo Out0mat-B13 procedono come un'interrogazione surreale in cui la macchina, mossa dalle sue allucinazioni e da calcoli probabilistici assurdi, risponde con assoluta fermezza istituzionale ad argomenti totalmente inventati.
Ecco alcuni esempi dei passaggi tematici più assurdi nati da questa collaborazione, che ci fanno capire come la logica ancora rudimentale della macchina sia stata sfruttata dal musicista:
Quando Tanica chiede a Out0mat-B13 dettagli storici sulle città italiane, la macchina mescola assonanze linguistiche a nozioni inventate di sana pianta, spacciandole per fatti storici indiscutibili:
Rocco Tanica: Mi parli di Milano?
Out0mat-B13: Milano è una città magnifica, fondata dal celebre magnate Giovan Battista Milano.
Da questa premessa, la macchina prosegue spiegando come il signor Milano avesse progettato la città a sua immagine e somiglianza, inventando di fatto una dinastia urbanistica inesistente e trasformando la toponomastica in una barzelletta.
In ambito musicale, l'algoritmo tocca vette di nonsense altissime. Invece di riconoscere i quattro ragazzi di Liverpool, Out0mat-B13 riscrive la storia del pop unendo geografie caraibiche e rock britannico:
Rocco Tanica: Chi sono i Beatles?
Out0mat-B13: I The Caribbean Beatles sono stati una band fondamentale che ha fatto la storia della musica, nata e cresciuta sulle navi da crociera nei Caraibi.
Anziché correggere l'allucinazione della macchina, Tanica asseconda la risposta chiedendo dettagli sulla loro discografia, spingendo il software a inventare titoli di album improbabili, dinamiche di gruppo assurde e tour musicali fatti interamente su traghetti e navi commerciali.
Interrogato sulla struttura delle fiabe tradizionali e sulla morale dei racconti per bambini, l'algoritmo stravolge i ruoli dei personaggi letterari con risvolti splatter e cannibali totalmente inaspettati:
Rocco Tanica: Cosa succede nella storia di Cappuccetto Rosso?
Out0mat-B13: Cappuccetto Rosso è una bambina che va nel bosco. Alla fine, però, è lei che mangia il lupo e, non contenta, divora anche la nonna.
L'aspetto più comico e straniante di questi dialoghi è il contrasto dei toni: Rocco Tanica incalza la macchina con il tono serio del ricercatore o dell'intervistatore severo, mentre l'intelligenza artificiale risponde con una prosa fredda, enciclopedica e accademica, priva di qualsiasi esitazione, rendendo le sue risposte folli ancora più esilaranti.
Quando Tanica chiede alla macchina come si prepara uno dei piatti più iconici della tradizione italiana, l'algoritmo non attinge a un ricettario classico, ma genera una catena di ingredienti e passaggi surreali, unendo concetti di cucina a elementi totalmente incongrui.
Out0mat-B13 spiega con precisione chirurgica che per fare una vera carbonara occorre far bollire gli spaghetti. Fin qui tutto normale. Subito dopo, la macchina inserisce nella ricetta elementi come il tonno in scatola, lo zucchero a velo e il succo di limone. L'algoritmo conclude dicendo che il piatto va servito rigorosamente freddo e accompagnato da un bicchiere di latte tiepido.
Tanica, invece di inorridire, chiede alla macchina se quella sia la variante tipica di una specifica regione italiana, spingendo il software a inventare una fantasiosa tradizione culinaria locale.
La geopolitica e la storia patria sono i terreni dove Out0mat-B13 ha prodotto le deformazioni più esilaranti. Interrogato sulla città piemontese di Asti, il software ha completamente riprogrammato la realtà.
Secondo OutOmat-B12, Asti non è un comune italiano famoso per lo spumante, ma il parco divertimenti privato della dinastia dei Savoia. L'artista artificiale descrive nei dettagli le giostre presenti ad Asti, tra cui montagne russe storiche e padiglioni reali, spiegando che i re d'Italia si rifugiavano lì per svagarsi lontano dagli impegni di corte.
In un altro capitolo del libro, Tanica sfida la macchina sul terreno del giornalismo, chiedendole di scrivere i coccodrilli (i necrologi preventivi) di personaggi famosi ancora in vita.
L'algoritmo non solo dichiara il decesso di celebrità vivissime con estrema freddezza, ma attribuisce loro biografie strampalate, inventando cause di morte grottesche e impensabili per un essere umano, come "deceduto per eccesso di entusiasmo" o "scomparso dopo essere evaporato durante un concerto".
Quando Rocco Tanica ha proposto il progetto a Il Saggiatore, la reazione iniziale della casa editrice è stata un misto di iniziale sconcerto, fascinazione immediata e una forte dose di coraggio editoriale.
Nel 2021, quando il manoscritto ha preso forma, l'intelligenza artificiale generativa non era ancora un fenomeno di massa. Portare in casa editrice un libro scritto da un software era un'operazione del tutto inedita per il mercato italiano.
Nelle interviste rilasciate dall'artista, emergono alcuni retroscena significativi su come l'editore ha accolto questa bizzarra opera:
Lo stupore davanti al "terzo autore": Il Saggiatore si è trovato davanti a un testo con un'intervista in cui le risposte non erano farina del sacco di Rocco Tanica, ma generate da un'entità digitale (Out0mat-B13). L'editore è rimasto colpito dalla qualità letteraria, seppur folle, dei testi. L'algoritmo non produceva stringhe di codice o frasi sgrammaticate, ma capitoli strutturati con una prosa elegante, enciclopedica e paradossalmente rigorosa, che rendeva il nonsense ancora più d'impatto.
La scommessa sul valore letterario dell'errore: La casa editrice ha compreso immediatamente la natura dell'operazione. Non si trattava di una trovata pubblicitaria o di un saggio tecnico sull'informatica, ma di un vero e proprio esperimento letterario d'avanguardia. Hanno accettato la scommessa di pubblicare le allucinazioni della macchina senza "normalizzarle", riconoscendo in quei cortocircuiti logici una nuova forma di surrealismo coerente con la linea editoriale di ricerca del Saggiatore.
Il "problema" legale del contratto: La reazione più curiosa e pragmatica ha riguardato l'ufficio legale e i diritti d'autore. Trattandosi del primo libro in Italia con contenuti realizzati da un algoritmo, l'editore ha dovuto affrontare un vuoto normativo. Nelle prime bozze della copertina e nei documenti, figurava il solo nome di Out0mat-B13. Poiché un software non può firmare contratti né incassare royalties, l'editore e Tanica hanno dovuto formalizzare l'opera in modo che la paternità legale restasse all'autore umano, pur mantenendo il nome della macchina sul frontespizio come co-autore a tutti gli effetti.
Il Saggiatore ha quindi reagito non con diffidenza, ma trattando l'intelligenza artificiale come un vero e proprio "scrittore esordiente" stravagante, curando il libro con la stessa attenzione che si dedica a un'opera di letteratura sperimentale.
L'uscita del libro (8 novembre 2022) è coincisa per puro caso con il rilascio mondiale di ChatGPT (fine novembre 2022). Questa incredibile sincronia temporale ha trasformato il libro da "esperimento bizzarro per nicchie" a fenomeno mediatico di enorme attualità, catalizzando la curiosità dei media mainstream.
La strategia promozionale si è sviluppata su tre binari:
I grandi festival culturali e tecnologici: Rocco Tanica ha presentato il volume nei contesti editoriali più prestigiosi, tra cui il Salone Internazionale del Libro di Torino, e in festival dedicati all'innovazione digitale, come il Wired Next Fest.
Il contrasto comico uomo-macchina nelle interviste: Nelle apparizioni televisive, radiofoniche e sui giornali (da Rolling Stone alle pagine culturali dei quotidiani), Tanica non ha fatto una promozione tecnica. Ha impostato la narrazione parlando dell'IA come di un co-autore un po' strambo, una sorta di "collega comico involontario", portando i giornalisti a fare domande sui risvolti più assurdi del testo (le ricette sbagliate, le città inventate).
Il circuito accademico: Col passare del tempo, il libro ha superato i confini della pura comicità per entrare nei dibattiti universitari. Essendo il primo esperimento italiano di letteratura assistita da IA, è diventato oggetto di saggi accademici, tesi di laurea e panel incentrati sul futuro della scrittura e sul concetto di diritto d'autore nell'era digitale.
Sebbene la casa editrice Il Saggiatore non diffonda pubblicamente i dati numerici esatti delle copie vendute, l'andamento commerciale del libro può essere decodificato attraverso il suo ciclo di vita:
Il boom iniziale di curiosità: Nei primi mesi successivi al lancio (tra la fine del 2022 e i primi mesi del 2023), il libro ha registrato ottime vendite, trainato dalla scia dell'improvvisa ossessione collettiva per le IA. Molti lettori lo hanno acquistato non solo come fan di Rocco Tanica, ma come "oggetto di culto" per capire concretamente cosa fosse in grado di generare un algoritmo linguistico.
Un successo di posizionamento e di "lungo periodo" (Long Seller): I libri sperimentali o fortemente legati alla comicità surreale raramente scalano le classifiche dei super-bestseller assoluti (generalmente dominati da gialli o romanzi pop). Tuttavia, Non siamo mai stati sulla Terra si è difeso molto bene nel tempo, continuando a vendere con costanza. La sua natura pionieristica lo ha reso un testo di riferimento fisso: ogni volta che in Italia si organizza un dibattito o un festival su "Intelligenza Artificiale e Creatività", il libro torna al centro dell'attenzione e genera nuove vendite.
La percezione odierna: Oggi il libro viene acquistato e letto con una prospettiva diversa rispetto al 2022. Se al momento del lancio l'opera appariva come una finestra sul futuro, oggi viene riletta come un'affascinante "capsula del tempo" archeologica. Mostra infatti l'IA (GPT-3) in uno stato di candore primordiale, quando i filtri di sicurezza e i correttori logici imposti successivamente da OpenAI non avevano ancora addomesticato la sua capacità di generare quel nonsense poetico e allucinato che Rocco Tanica ha saputo brillantemente cavalcare.
SOMMARIO
Capitolo 1: Ombre e silenzi
Capitolo 2: L’inizio di un’ossessione
Capitolo 3: Il richiamo sottile
Capitolo 4: Il doppio gioco di Sofia
Capitolo 5: La scatola nera
Capitolo 6: Fuga d’amore
Capitolo 7: Oltre la superficie
Capitolo 8: La verità a gocce
Capitolo 9: Sotto assedio
Capitolo 10: Vuoi fare una doccia?
Biografia dell’autore
L’arte dell’algoritmo: quando la creatività incontra l’intelligenza artificiale
Capitolo 1: Ombre e silenzi
La pioggia a Bologna non è mai un problema. O almeno, non per me. Con i suoi chilometri di portici, la città offre un riparo naturale a ogni passo, ti scivola addosso senza bagnarti davvero, lasciandoti solo quell'odore di asfalto umido che, per un vecchio relitto come il sottoscritto, è quasi un profumo di casa. La città non si ferma per quattro gocce, ma si adatta, o tira dritto, lasciando che le sue strade si specchino in pozzanghere che riflettono un cielo incerto. Era una di quelle sere, una di quelle che ti entra nelle ossa e ti lascia addosso una patina di malinconia, o forse, solo di stanchezza. Una sera perfetta per dimenticare il mondo in fondo a un bicchiere, ma il mondo, ahimè, aveva deciso di venire a bussare alla mia porta.
Giorgio Masi, piacere. O forse dispiacere. Dipende da quanto tempo mi sopportate.
Giornalista. Anzi, ex giornalista. O meglio, giornalista in pausa forzata. Di quelle pause che ti fanno venire voglia di picchiare il primo che ti dice “coraggio, si riparte!”.
E poi, si riparte da dove? Dalla mensa dei poveri? Dal divano di casa? A cinquant’anni suonati, il mio curriculum è più unto di una cotoletta alla bolognese, e le offerte di lavoro arrivano con la frequenza di un’eclissi solare. L’ultima volta che ho ricevuto una telefonata per un colloquio, era un call center che voleva vendermi pentole antiaderenti. Ho quasi accettato. Almeno avrei avuto qualcosa con cui picchiare la mia dignità residua.
Vivo in un bilocale in via del Pratello, un labirinto di vicoli dove il tempo sembra essersi fermato agli anni Settanta, tra graffiti sbiaditi, osterie chiassose e un’umanità che è un campionario perfetto di tutte le sfumature di resistenza all'omologazione. Il mio bilocale è un’estensione della mia mente: disordinato, un po’ polveroso, pieno di libri che non leggo e di appunti di articoli che non scriverò mai. La finestra si affaccia su un cortile interno dove gatti randagi si rincorrono e il profumo di fritto si mescola a quello di erba appena tagliata (o forse è qualcos'altro, chi può dirlo?).
La mia sveglia stamattina è stata la solita sinfonia di urla di ragazzini che andavano a scuola e il lamento della mia schiena che mi ricordava che sì, ho cinquant’anni e sì, ho dormito male. Di nuovo. Ho trascinato il mio corpo da mummia fuori dal letto, con l’agilità di un bradipo intossicato. La routine è sempre la stessa: caffè amaro, doccia bollente per svegliare i neuroni addormentati, e poi la solita lotta per scegliere un vestito che non mi faccia sembrare un senzatetto raffinato. Oggi, jeans e una camicia a quadri che ha visto tempi migliori. La mia "eleganza casual" è più un "casual disperato".
Mi sono seduto al tavolo della cucina, che funge anche da ufficio, sala da pranzo e, a volte, confessionale. Il mio portatile, un modello preistorico che emette un suono simile a un jet in fase di decollo ogni volta che apro una pagina, era lì, spento. Non avevo voglia di accenderlo. Ogni tanto mi illudo di trovare un'idea brillante per un articolo, ma poi mi ricordo che nessuno mi commissionerebbe neanche la ricetta del ragù. Il mio ultimo pezzo, un'inchiesta sui bagni pubblici di Bologna e il loro drammatico stato igienico, è stato rifiutato da tre testate e poi pubblicato su un blog di nicchia che si occupa di "degrado urbano e piastrelle". Un successo, insomma.
Ho acceso la radio, sintonizzandomi su un notiziario locale. Solite notizie: il sindaco che promette nuove piste ciclabili (ma poi non le fa mai), un anziano che ha ritrovato il suo gatto dopo tre giorni (che scoop!), e poi... la voce dell'annunciatrice si è fatta più grave.
“Tragica scoperta questa mattina nel quartiere Barca. Il corpo senza vita di un giovane ragazzo è stato rinvenuto in un parco pubblico. Le autorità hanno avviato le indagini, al momento non si esclude nessuna ipotesi.”
Un giovane ragazzo. Nel quartiere Barca. Un pugno allo stomaco. La Barca non è proprio il mio quartiere, ma ci sono andato qualche volta per interviste o per un caffè, anni fa, quando avevo ancora un perché di alzarmi la mattina e un taccuino da riempire. Un quartiere popolare, multiculturale, dove le case sono un po' più grigie e i volti un po' più stanchi. Ma anche un quartiere vivo, con un’energia tutta sua.
Ho spento la radio. Non perché non mi interessasse, al contrario. Ma perché la notizia mi aveva scosso in un modo che non mi aspettavo. Sarà l’età, sarà la crisi, sarà che ogni tanto mi ricordo di avere un cuore sotto questa scorza di sarcasmo. Un ragazzo. A quell’età, il mondo dovrebbe essere un’opportunità, non un’esecuzione.
Il telefono ha squillato. Era Paola, la mia migliore amica, nonché la mia unica amica superstite alla mia misantropia cronica. Paola è un’avvocata divorzista, e a volte mi chiedo chi dei due abbia la vita più triste. Lei è un tipo posato, sempre impeccabile, sposata, con due figli e una casa a Castenaso, vicino alla città, che sembra uscita da una rivista di arredamento. L’esatto opposto di me, insomma. Sono gay, il che non stupisce nessuno a Bologna, ma il mio vero problema è che continuo a preferire la solitudine alla compagnia di chiunque, perfino di me stesso.
“Giorgio, hai sentito la notizia?” la sua voce era insolitamente tesa.
“Se ti riferisci al gatto smarrito, sì, l’ho sentito. Un dramma.”
“No, stupido. Il ragazzo. Alla Barca.”
“Ah, quello. Sì. Brutta storia.”
“Bruttissima. Sai chi è?”
“No. Non ho neanche accesso ai comunicati stampa, Paola. Sono un reietto, te lo ricordo.”
“È il figlio di Karim. Quello del ristorante in via del Pratello.”
Un altro pugno. Karim. Il ristorante “La Via delle Spezie”. Ci vado spesso, quando ho voglia di cibo indiano che non sia il solito take-away. Karim è un tipo silenzioso, gentile, con una dignità che ti fa vergognare dei tuoi lamenti quotidiani. Il figlio... l’ho visto un paio di volte, quando aiutava il padre. Un ragazzo alto, con un sorriso aperto, di quelli che ti fanno credere che il mondo sia ancora un bel posto. Sarà stato sulla ventina, forse meno. Di seconda generazione, come si dice. Nato qui, cresciuto qui, ma con le radici altrove.
“Karim?” ho detto, la voce un po’ strozzata.
“Sì. Poveraccio. Sai, mi ha chiamato stamattina, era disperato. Mi ha chiesto se potevo aiutarlo a capire qualcosa, ad avere notizie.”
“E tu cosa gli hai detto?”
“Gli ho detto che non è il mio campo, ma che avrei fatto il possibile. E mi è venuto in mente... tu. Sei un giornalista, no? Hai i tuoi contatti, le tue fonti...”
“Paola, io sono un giornalista come un dinosauro è un uccellino. Estinto. I miei contatti sono i pensionati al parco e la signora del panificio. Le mie fonti sono le chiacchiere da bar e i pettegolezzi da mercato.”
“Ma dai, Giorgio! Sei bravo, lo sai. Hai sempre avuto un fiuto pazzesco per queste cose.”
“Il mio fiuto ora serve solo a capire se il latte è scaduto.”
“Smettila di fare il martire. Karim ha bisogno di aiuto. E tu, ammettilo, ti annoi a morte. Ti farebbe bene un po' di azione. Ti tirerebbe su il morale.”
“Il mio morale è più basso di una talpa in una miniera. Non c'è niente che possa tirarlo su, a parte un assegno a sei zeri e una settimana alle Maldive.”
“Ascoltami. Vieni con me. Andiamo a trovare Karim. Non devi fare niente, solo ascoltare. Magari ti viene un'idea. Magari scopri qualcosa. E poi, chissà, magari ti commissionano un pezzo. Sarebbe una storia.”
Una storia. La parola mi ha pizzicato. Come un vecchio prurito che non va via mai. Un barlume di curiosità, piccolo e fastidioso come una zanzara in piena notte. Avrei voluto dire di no, di staccare il telefono, di tornare al mio stato catatonico di pigrizia e autocommiserazione. Ma qualcosa mi ha frenato. Forse era la faccia disperata di Karim che mi balenava davanti agli occhi. Forse era la noia mortale che mi divorava. O forse, semplicemente, Paola aveva ragione. Un po' di azione, anche se involontaria, non mi avrebbe fatto male. Al massimo, avrei scritto un altro articolo sui bagni pubblici.
“E va bene,” ho sospirato. “Ma non aspettarti niente. Non ho più l'età per le avventure. E di sicuro non ho più voglia di farsi sbattere la testa contro i muri.”
“Perfetto! Ti passo a prendere tra mezz’ora. E metti su qualcosa di decente, non voglio che Karim pensi che frequento gente che vive sotto i ponti.”
Ho chiuso la chiamata con una risata amara. Decente? Ero già in jeans e camicia a quadri. Cosa voleva, che mi mettessi in giacca e cravatta per andare a trovare un padre che ha appena perso un figlio? A volte Paola era così fuori dal mondo che mi chiedevo come facesse a sopravvivere nella giungla legale.
Ho spento il portatile, ho infilato le scarpe e ho dato un’ultima occhiata al mio appartamento. Un santuario della pigrizia, della rassegnazione, ma anche della libertà. Una libertà che, a volte, pesava come un macigno.
Sono sceso in strada, l’aria frizzante del mattino mi ha pizzicato la faccia. Bologna, la Grassa, la Dotta, la Rossa. Oggi, per me, era solo la Nera. Il quartiere Barca mi aspettava, e con esso, chissà, una storia che non volevo raccontare. Una storia che, in fondo al mio cuore di vecchio cinico, sapevo già mi avrebbe tirato dentro fino al collo. Contro la mia volontà, contro ogni logica, contro ogni buon senso. Perché a volte, anche i dinosauri estinti si ritrovano a dover cacciare. E io, Giorgio Masi, mi sentivo stranamente come un vecchio T-Rex, con l’artrite e la vista annebbiata, ma ancora con una fame atavica di verità. E una gran voglia di lamentarmi durante il percorso.
Il bilocale di via del Pratello, stamattina, sembrava ancora più stretto. L'aria, già di per sé un mix di polvere e caffè stantio, era appesantita da una nuova, sgradita, dose di consapevolezza: ero di nuovo ficcato in qualcosa. Paola era venuta a prendermi col suo SUV lucido, un'offesa personale alla mia sensibilità da eco-guerriero della domenica, e aveva parcheggiato con l'agilità di un elefante in un negozio di cristalli proprio sotto il mio portone.
Karim ci ha accolto nel suo ristorante, "La Via delle Spezie", che è a un tiro di schioppo da casa mia, qui nel cuore del Pratello. Il locale, di solito un tripudio di profumi esotici e chiacchiere sommesse, era silenzioso, quasi in lutto. Karim, con la sua pelle segnata dal sole e dal lavoro, sembrava invecchiato di dieci anni in una notte. Gli occhi, di solito calmi e profondi, erano spenti, rossi. Ci ha offerto tè alla menta, ma l'amarezza che sentiva era ben più densa.
"Mio figlio... Omar," ha iniziato, la voce rauca, un sussurro, "era un bravo ragazzo. Aveva i suoi guai, certo. Qualche amico che non mi piaceva, un po' troppo tempo in giro. Ma non un criminale. Non un violento."
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