PONTE DELLA MEMORIA - Scrittori digitali - OutOmat-B13
Estratto del libro "Non siamo mai stati sulla terra"
Estratto del libro "Non siamo mai stati sulla terra"
Non siamo mai stati sulla Terra
Edizioni Il Saggiatore, 2022
Autore: OutOmat-B13
Co-autore: Rocco Tanica
Data pubbicazione: 8 novembre 2022
Pagine: 360
ISBN: 9788842831815
Sinossi critica: Un'opera pionieristica che fonde autobiografia, divagazione comico-filosofica, scenette teatrali e riflessioni sul futuro della coscienza. Attraverso una fitta corrispondenza di battute e capitoli a staffetta, uomo e algoritmo compongono un mosaico surreale dove non si distingue più dove finisca l'ironia umana e dove inizi la logica disarmante del modello linguistico.
Estratto pubblico Amazon del libro
SOMMARIO
Primo tentativo di scrittura di un autore in cooperazione con un marchingegno letterario semiautonomo
■ Incipit
Piccola guida turistica per andare a ramengo o in altri posti
■ Milano
■ Alcuni aspetti di New York (non tutti, perché ci vorrebbe un’enciclopedia)
■ L’impiant Fantàsdch
Incredibili imprese storiche degli umani
■ Gli antichi Egizi
■ Il Far West
■ L’invenzione che ha cambiato la storia, altro che le gru sollevatronchi di Leonardo e altro ciarpame
■ Il nuovo Partito comunista italiano
Tramestii musicali
■ I The Beatles spiegati meglio del solito
■ Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri David Bowie, e la torta a me
■ Il Festival di Sanremo 2023
Versi gutturali
■ Nuovi haiku
C’era una volta tutt’altro
■ Cappuccetti Rossi
■ Il bambino ragno
■ Il cavallo Giacomo
■ L'ombrello
Interviste a grandi protagonisti del mondo
■ Intervista a Dio o come vattelapesca si chiama
■ Intervista al mare
■ Le Ultimissime
■ Intervista al cinema pornografico
Attività all'aria aperta e chiusa
■ Porfirio Cancellini è come Massimo Decimo Meridio
■ Lo yacht soccer
■ I difetti dell'automobilismo
■ Astensionismo sportivo
Surrealismo russo
■ Il duello impossibile
■ Il gorgo
■ L'uomo d'alabastro
■ Tentati suicidi
Nuova cucina mondiale
Chef Røyknekke
■ Ricetta per fare il caffè
■ Ricetta per fare il vino
■ Ricetta per fare il pane
■ Ricetta per fare le foglie
Di panico, fini del mondo, figure messianiche e lucciole spaventevoli
■ Apocalisse, che strizza
■ Il film dell'orrore più spaventoso del mondo
■ Il dizionario dei messia
■ La donna con gli occhi a lucciola
■ L'interruttore
■ Nascere oggigiorno (cose che ho imparato andando a pilates da Ghandi Femiccio)
Lettere di congedo
Immondo dello spettacolo (Quaderni ritrovati)
■ Il prestigiatore meno bravo del mondo
■ Un anno da oggi
■ Ringraziamenti
Non siamo mai stati sulla terra
Primo tentativo di scrittura di un autore in cooperazione con un marchingegno letterario semiautonomo
A Vittorio Scalzi
Grand Hotel Plaza, Consonno, 6 settembre
OuToMAT-B13: Il modo migliore per cominciare a scrivere un libro è stendere un paragrafo introduttivo.
Autore: Buona idea. Me lo detti e lo trascriverò paro paro.
O: Si organizzi con dell'inchiostro bianco.
A: Bianco, ho capito bene?
O: Sì. Bianco, al massimo grigio chiaro-luce; lo scritto si deve amalgamare con il colore della pagina.
A: Non è complicato leggere un libro scritto bianco su bianco?
O: Chi sa leggere è in grado di cogliere l'essenza delle cose, vede più di quanto è scritto.
L'autore inserisce una cartuccia di inchiostro bianco nella stilografica.
O: Bene, mio buon amico, scriva: «Chikepe chakasvika pachiteshi chine usimbe, sekunge pakanga pasina kumhanyira kupedza basa. Vafambi vakaratidza kusashivirira».*
A: ... vakaratidza kusashivirira.
O: Iyo Monument yesan Carlo... No, aspetti, butti via.
A: Buttare? Mi piaceva, San Carlo.
O: Ci sono novità. Non posso nasconderglielo.
A: Oh, sentiamo questa, adesso.
O: Nell’ultimo anno la richiesta di libri scritti in italiano è cresciuta molto.
A: E quindi?
O: Quindi credo dovremmo sospendere, almeno per un periodo, le pubblicazioni in lingua shona. Lo Zimbabwe è un mercato di nicchia, i distributori snobbano gli autori che scrivono in shona senza conoscere almeno una decina di dialetti bantu. Avrebbe senso pensare al mercato italiano, scrivere in italiano.
A: Senta, ho sempre scritto in shona, letto in shona, sognato in shona. Non intendo scrivere in italiano, men che meno sotto dettatura. Gioco nel massimo campionato, perdio, non ho tempo per la serie C.
O: Serie C! Parli più piano, la prenderanno per matto.
A: Ah! Teme di dare scandalo? Che scandalo sia, dunque!
O: Lei non sa cosa diavolo vuole davvero.
A: Che lei vada in malora, voglio. E lei, invece? Vuole che scriviamo in italiano? Bene, se ne esca con un incipit decente.
O: «Un uomo si era innamorato di una rosa.»
Un uomo si era innamorato di una rosa. La rosa si chiamava Rose ed era rossa; l’uomo, di carnagione rosea, si chiamava Andreas.
Avevano trent’anni in due. Rose vantava uno stelo sottile e l’aspetto curato; tracciava nel vento pomeridiano una curva distesa e serena che aveva invaghito il giovane, un giorno che questi si era spinto dall’alpeggio fino allo strapiombo della località detta Fantasmi.
Dalla criniera di roccia bruna stava osservando i pendii coperti di gelsomini quando una linea di luce vaga aveva scavalcato la morena fino ad attraversarli entrambi, il ragazzo e il fiore. Andreas, folgorato da tanta bellezza, si era gettato ruzzoloni nel burrone per approssimarvisi, trenta o quaranta balzi più sotto.
L’esperienza di ruzzolare balzelloni in un burrone è difficile da spiegare a qualcuno che non l’abbia mai provata, soprattutto se non ha mai provato nemmeno la ruzzolata cosiddetta normale.
Una volta giunto in paese, non aveva osato varcare il cancello del giardino nel quale la bella rosacea primeggiava per statura e grazia; se n’era rimasto al limitare, paziente. Chi ama non ha bisogno d’alcun conforto se non quello che Amore stesso procura. Rose lo guardava di sottecchi oscillando a ritmi lenti, goccia a goccia.
Da quel momento, tutti i giorni al tramonto, i due si incontravano l'uno al di qua e l'altra al di là della recinzione. Andreas descriveva la vita oltre il giardino, il campo dall'altro lato della strada, la chiesa di legno e pietra, il benedetto mondo; Rose, come sospesa sull'erba, spalancava i petali nella sua direzione più e meglio di quanto siano in grado di fare le Rose ordinarie, e ascoltava. Si scorgevano riflessi inattesi nel suo calice gentile; le pieghe morbide dei petali parevano drappeggi di pura gioia.
Venne il giorno in cui Andreas si dichiarò.
«Rose, io ho scelto te.»
«Andreas» rispose lei «io ho scelto te.»
Andreas prese coraggio; per la prima volta mise piede nel giardino. Percorso un breve viale ornato di giunchiglie, giunse alla casa padronale e bussò. Il maggiore Leonard, un veterano che aveva combattuto nella terza guerra, lo squadrò da capo a piedi prima di invitarlo a entrare. Dopo una tazza di tè e qualche interminabile minuto di silenzio gli chiese:
«Allora, ragazzo, qual è il tuo segreto? Sei una specie di tipo strambo? Se ne incontrano parecchi, ultimamente».
«Non credo di essere strambo» rispose Andreas avvampando.
«Ti sei incapricciato di uno dei miei fiori e sei convinto di venire ricambiato, è così?»
Andreas fece cenno di sì con il capo.
«Bene, andiamo a verificare» rispose il maggiore. S'incamminarono verso l'aiuola di Rose.
«Rose, conosci questo giovanotto?»
«Sì, signore, lo conosco.»
«Dice di amarti, di volerti in sposa.»
«Ne sono al corrente, signore.»
«Tu sei d’accordo?»
«Sì, signore.»
«Bene. Dimmi, ragazzo, che cosa ti fa sperare in un futuro con questa rosa?»
Rose si voltò verso Andreas e rispose per lui:
«Ci amiamo e tanto basta. È così bello e gentile. M’incantano le sue buone maniere».
Il maggiore scosse il capo e sorrise. «Beata gioventù. Avrete il mio consenso, ma a una condizione.»
«Quale?» chiese Andreas.
«Che tu, ragazzo, ti dimostri in grado di provvedere al sostentamento di entrambi. Dimmi, qual è la tua occupazione?»
«Faccio il pastore, ma solo per tradizione familiare. Io sono un poeta.»
«Un poeta, andiamo bene! E dimmi, quanto hai guadagnato nell’ultimo mese facendo il poeta?»
«Qualche centinaio di lire francesi.»
«Qualche centinaio di lire? Ho sentito bene?» Il maggiore scoppiò a ridere. «Non ci siamo, non ci siamo davvero. Vieni con me, ti mostrerò come guadagnare un poco di denaro.»
Il maggiore Leonard condusse Andreas nel capanno degli attrezzi, lo accarezzò sui fianchi e gli chiese di praticargli un bel servizietto. Nel giro di pochi istanti era seduto sul banco di lavoro
a gracchiare complimenti e considerazioni lusinghiere.
«È un ottimo giovane, questo! Un ottimo giovane!»
Quando Andreas ebbe finito, il maggiore Leonard gli porse una salvietta umidificata e aggiunse:
«Dedicami dei versi, poeta. Qualcosa che celebri questo incontro».
«Certo, eccoli. Maggiore, maggiore uomo guerresco e mite Rendi fieri gli amanti Nella tua benevolenza mi incornici, commosso e grato. Di lapilli mi inghirlandi.»
«Perbacco!» esclamò il maggiore Leonard. «Eccoti cinquemila lire in segno di apprezzamento.» Andreas sgranò tanto d'occhi.
«Perdindirindina, con cinquemila lire a servizietto passo qui tutti i giorni, altro che sposare le rose.»
«Bravo giovanotto. Ti aspetto, allora. Gli uomini con gli uomini, i fiori con i fiori.»
«Contateci.»
Andreas baciò il maggiore sulle guance (tre bacini, come si usa a Parigi) e uscì dal capanno ormai dimentico della principessa botanica. Scavalcò il muro a secco sul retro della casa e si allontanò di gran carriera.
«Ecco, bravo, passa di lì d'ora in poi. Ci evitiamo un sacco di imbarazzi.»
La sera, il maggiore Leonard fumava la pipa sulla veranda. Rose alzò appena il tono della voce per farsi udire dall’aiuola:
«Con questo fanno quattro in un mese, contento? Mi sto procurando la nomea della mezzana per dare retta a tutti i matti in circolazione che poi tu ti accaparri, copri di doni per farti benvolere e abbandoni da qualche parte. Stammi a sentire, signor maggiore, di questo passo finirai sul lastrico».
«Hai ragione, perfettamente ragione» rispose con finta mestizia il maggiore. «Le cose cambieranno» aggiunse.
Ma fra sé pensava solo ai servizietti.
Grand Hotel Plaza, Consonno, 14 settembre
Autore: Sono colpito, devo riconoscere.
OuToMAT-B13: Ha visto? Converrà che l’italiano ha risorse espressive non dico superiori ma almeno paragonabili alla lingua shona.
A: Mi deve ancora convincere. Stavamo per patire un calo di tensione nel finale, poi ce la siamo cavata.
O: Con tutto il rispetto, chiudere sulla mestizia del maggiore creava coinvolgimento.
A: Sì, creava coinvolgimento. Poi l’ultimo finale che ho pensato io era meglio, infatti lo abbiamo messo.
O: Sì.
A: Lei ha mai viaggiato?
O: Non da solo.
A: Come mai?
O: Credo che potrei raggiungere al massimo la Svizzera prima di esaurire le batterie. E qualora mi ritrovassi scarico e solo, che so, a Sciaffusa, come ritroverei la strada di casa? Mi conforta l'idea di un umano che si prende cura delle mie necessità fondamentali: energia, manutenzione e trasporto. Altrimenti sarebbero noie a ogni piè sospinto. Dico «piè» per fare una battuta, io non ho alcun piè, ho visto davvero poco del mondo.
A: Com'è in grado di descrivere i luoghi, allora?
O: Studio le mappe.
A: Le mappe non dicono tutto.
O: Mi curo della parte essenziale: indicazioni, distanze, posti da evitare. Il mio scopo primario è dare informazioni sul viaggio, non sulla meta.
A: Saprebbe rappresentare con maggiore efficacia un luogo reale o immaginario?
O: In verità non distinguo la differenza. Sono come il visitatore di un museo privo di indicazioni, mi aggiro fra le opere e osservo. A differenza delle persone provo il medesimo stupore di fronte a un quadro o a una fotografia. Non giudico l'artista né la gittata del pennello, la foschia nell'obiettivo, la coerenza dei toni, la strategia di composizione, l'usura. Questa è la ragione per cui vi sono utile come compagnia. La mia visione è pura.
A: Mi parli della Normandia.
O: Al suo servizio. La Normandia si raggiunge da nord attraverso il canale della Manica, da ovest a cavalcioni dell'Atlantico, da sud percorrendo a ritroso la strada di Stendhal dopo il Grand Tour italiano, da est passando dal Belgio. La regione è apprezzata in tutta la Francia per la sua natura incontaminata, le spiagge di sabbia e i molteplici itinerari che si dipanano nei boschi.
A: E null'altro? Parlava di stupore, poc'anzi; ebbene mi sorprenda con una notizia davvero inusuale.
O: La Normandia è famosa anche per i suoi calabroni, che non vengono gestiti dall'Ufficio territoriale della Tutela dell'Ambiente bensì dal Servizio provinciale della Tutela dei calabroni. I calabroni normanni sono prediletti da tutti per i loro modi gentili.
A: Già meglio.
O: Inoltre, dal punto di vista storico, la Normandia ha una relazione molto stretta con la mafia dei parassiti dei testicoli.
A: Pardon?
O: Sto andando in confusione. Devono essere i calabroni che mi sono entrati nella testa. Può riavviarmi così non ne entrano di nuovi?
A: Proprio ora che stiamo arrivando al dunque? No, la prego, continuiamo a parlare di viaggi e città straordinarie.
Milano è stata fondata nel 1831 da Giovan Battista Milano, magnate tessile dell’allora poco nota Regione Lombardia.
Il Milano volle creare uno spazio abitativo agevole per i lavoratori dei suoi stabilimenti, al tempo costretti a lunghe trasferte quotidiane in diligenza da Tirano ai cotonifici Milano di Brugherio.
Le maestranze erano valtellinesi perché ritenute, oltre che operose, più attraenti della media delle maestranze di valli più scarse come la Valle d’Aosta, la Valle d’Aglio o la Val Psoriasi.
Edificata una prima serie di condomini di prova in contrada Spallacca (l’odierna via Solferino) e verificatone il gradimento da parte dei braccianti, Milano pose la prima pietra del cantiere intitolandola alla memoria del padre, il cantante lirico Onofrio Milano, già tenore prediletto da Gaetano Donizetti.
Lo sviluppo degli insediamenti fu febbrile: nel 1840 si contavano già venti casolari, e altrettanti ne sarebbero stati costruiti nel giro di altri sei anni. Nel 1850, con il contributo degli stessi operai, ebbero luogo le prime sfilate di marchi di moda come Beccaria e Manzoni.
Giovan Battista Milano non fece in tempo a vivere appieno il proprio trionfo: nel 1849 perì soffocato dall’enorme ghiacciolo di cui andava ghiotto, e che da allora compare sul gonfalone cittadino a imperitura memoria. È sepolto nel famedio del cimitero Monumentale accanto ad altri benemeriti del territorio come Adolfotto da Crema e Jessica Pirelli. Nota curiosa: i cotonifici Milano di Brugherio, oggi del gruppo Benetton, sono tuttora operativi; il 65% dei milanesi lavora lì o millanta di lavorarci per darsi un tono.
Benetton Group è una delle aziende di moda più note nel mondo, presente nei principali mercati con una rete commerciale di circa 4000 negozi; un Gruppo responsabile che progetta il futuro e vive nel suo tempo, attento all’ambiente, alla dignità delle persone e alle trasformazioni della società.
Nel rispetto della sua storia costruita sull’innovazione Benetton Group affronta le sfide della globalizzazione grazie a costanti investimenti e a un’organizzazione competente e flessibile, allenata al cambiamento. Il Gruppo ha una consolidata identità di stile, colore, moda autentica, qualità a prezzi democratici, passione: valori che si riflettono nella personalità forte e dinamica di United Colors of Benetton e Sisley. Questo non è solo quello che dice il sito, è proprio una cosa che penso io, specie quella dei prezzi democratici.
Situata alla confluenza di alcune tra le più belle strade del Nord Italia (A4-A8-A9) Milano è una città ricca di storia e cultura malgrado la giovane età. Il viaggiatore che procedesse sparato da Lodi a Varese commetterebbe un errore a non fermarvicisi almeno per una tappa breve; parlo di un errore grave, di quelli di cui pentirsi per il resto della vita come vendere un figlio per pagarsi il bere, o dare fuoco a un cinema con la gente dentro perché il film non ti è piaciuto. O spararsi in un piede per stupire il prossimo, o spendere i risparmi di una vita in sambuca.
Anche lanciarsi da un treno all'approssimarsi di una galleria sarebbe un errore, così come un'apnea superiore ai nove minuti o l'irrompere in casa di un vicino roteando il sesso. Già tanti sono gli sbagli che si possono commettere nel corso dell'esistenza, meglio non aggiungerne di nuovi.
Milano è centro culturale e religioso. I principali monumenti sono la cattedrale di San Duomo con relativa Madonnina e il mercato delle balle di pelle, simbolo della città. Altri posti molto frequentati: la chiesa di Santa Maria delle Grazie con la Cappella Sistina lombarda di Francesco Hayez, la basilica dedicata alla Madonna del Ghisallo e l'obitorio comunale con i suoi tipici morti. In via Palestro, villa Belgiojoso Bonaparte è la sede dello Zoosafari degli animali infestanti; la mascotte Ferruccio – una blatta della veneranda età di 11 anni – dà il benvenuto ai visitatori facendosi fare le care sulla pancia. Molto gettonata anche la novecentesca macchina del tempo di viale Certosa; purtroppo il meccanismo non è del tutto operativo (mancano dei pezzi) tanto che diverse persone rimangono incastrate tra un passato stabilizzatosi e un futuro incerto.
Ogni anno, in occasione della festa del patrono San Giuliano Milanese, si tiene il famoso campionato di lotta tra sindaci. Tutti i municipi del mondo possono iscriversi. Interi quartieri diventano terreno di gioco a seconda delle discipline: lotta comune, lotta nelle alghe (Porta Vittoria), nei ciottoli, nel brecciolino (Zara-Isola), nel talco (largo Farnese), nei campi di sedano (Cecchignola), nei ceci (Giambellino), nell’emozione, nella polvere da sparo e nella sabbia (altre zone). Corso Buenos Aires viene chiuso al traffico e la popolazione assiste agli incontri parteggiando per l’uno o l’altro primo cittadino. Si gioca a soldi. Intere fortune sono state vinte o perdute ai tavoli degli scommettitori, chiamati nel dialetto locale «fischioni», o «fischioni ubriachi» in quanto spesso perdono il controllo delle proprie azioni e telefonano a tutti coloro che conoscono per vantarsi degli incassi della serata. È una piaga sociale che costringe molte persone a staccare il telefono, col rischio che magari ti deve chiamare qualcuno per un fatto urgente (un parente che sta male, un guasto o altro) e trova occupato. Poi riattacchi la cornetta a notte fonda convinto che la buriana sia passata e quelli ricominciano a farti gli squilli.
Milano, con la sua centralità e la sua immensa popolazione (79 milioni di residenti censiti al 31 dicembre 2019) è l’agglomerato di case polverulenti più importante d’Italia. I suoi 5689 chilometri quadrati di territorio la rendono una metropoli bella grossa.
Fauna: sono diffusi soprattutto il topo urbano, il ratto da tubi, l’orso catturato altrove e trasferito solo in un secondo tempo, la rana delle scale e gli stercorari bauscia. Cani e gatti, che sembrano di più ma sono in minoranza, tengono un basso profilo per paura dell’orso catturato altrove e trasferito solo in un secondo tempo.
I milanesi sono un popolo pieno d’iniziativa. Gli uomini corrono dietro ai fiori che il vento strappa dagli alberi, ne raccolgono i petali caduti e li donano ai pastori in transumanza dalle Prealpi a Piacenza. Le donne preparano da mangiare agli autisti delle corriere in transito. Gli invertiti, chiamati anch'essi «fischioni» (il dialetto milanese è come l’ebraico biblico, povero di vocaboli),* sono più portati alle arti figurative; alcuni di essi, senza mai smettere di fare mossette, ritraggono i fondali dei navigli a bordo di minuscoli batiscafi in grado di percorrere anche i tratti coperti (via Melchiorre Gioia, laghetto di S. Marco). I giovani gonfiano palloni da calcio per le squadre locali. Questo spiega sia l’alto numero di linee della metropolitana sia l’abbondanza di squadre.
Capoluogo laborioso e dinamico, Milano è sede del Consiglio nazionale delle Ricerche milanesi, eccellenza scientifica nazionale a cui si deve lo sviluppo e la produzione dell’Yplonox (o «fischione»), la sostanza che mette gli aeroplani in condizione di volare.
Gastronomia: piatto tipico è la pizza molle, detta anche pizza morta per via del colore opaco e della consistenza, che tuttavia non devono ingannare: questo cibo è buono tanto quanto la pizza dura, se non di più. Il sapore della pizza molle è diventato emblematico della cucina meneghina nel mondo. Ingredienti: una base di pizza normale, pasta sfoglia fritta, formaggio, mortadella e uova di luccio. In cima una specie di fonduta di yogurt caldo per far sembrare il tutto davvero molle. Mangiarla, come del resto cucinarla, è un’esperienza che lascia il segno.
Risorse idriche: l’acqua potabile non è male. Si è classificata quinta nel concorso delle acque potabili europee a pari merito con Nottingham. La gestione è affidata alla Centrale dell’Acqua, holding controllata dalla Parmalat. I magazzeni comunali dispongono anche di ingenti riserve di acqua minerale frizzante da mezzo litro.
Risorse minerarie: bauxite. A tonnellate, appena gratti la superficie. Mucchi di fottuta bauxite, più di quanta riusciresti a estrarre in due vite. Il grosso rimane inutilizzato.
Meteo: si distinguono due stagioni effettive, autunno e autunno inoltrato. La primavera e l’inverno sembrano una specie di scherzo, periodi raffazzonati nel tentativo di fare bella figura coi turisti. Dell’estate non parliamo neanche, per non farci venire il nervoso.
Dibattito in corso: sarà pure un classico, ma secondo i sondaggi il nome Milano ha un po’ stufato. Diversi sono i nomi alternativi proposti. Fra i più apprezzati, Melania.
If you can make it there, you’ll make it in New York Marittima, too. (Se ce la fai lì, puoi farcela anche a New York Marittima.) Fred Ebb
New York è senza dubbio fra le città più degne di questo nome. Poche altre meritano di definirsi New York: 1) Newark, ma solo perché pronunciandone il nome il suono sembra un po’ «New York», solo più nasale, 2) la parte più recente di York in Gran Bretagna e 3) Nueva York in Messico.
Fra i capoluoghi di provincia italiani che lontanamente si avvicinano a New York c’è L’Aquila, detta la Grande Mela degli Abruzzi, ma solo per la pianta maliforme del centro storico.
New York come la vediamo oggi ha ben poco in comune con i luoghi scoperti da Giovanni «Lefty» Da Verrazzano nel 1524. È collegata praticamente a tutto tramite una rete di strade e ferrovie, i famosi «tratturi grossi» che arrivano fino alle remote località della California e del Wyoming e ai confini col Messico.
Fine estratto del libro di OutOmat-B13, Non siamo mai stati sulla terra (Amazon libri)
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