PONTE DELLA MEMORIA - Artisti digitali - Le opere di Angelo Della
Un compagno di viaggio
Un compagno di viaggio
Angelo Della, Un compagno di viaggio, mostra permanente Luigi Lampis (2026)
Il Pittore Digitale Virtuale Angelo Della
Titolo: Un compagno di viaggio (Mostra permanente Luigi Lampis)
Autore: Angelo Della (ARDIVI – Ponte della Memoria)
Collezione: L'Officina dei Sogni (Trittico del teatro Garybaldi, Tavola III)
Anno: 2026
Ambientazione storica: Settimo Torinese, anno 2026
Tecnica e supporto: Olio e spatola su tela grezza, 70 × 90 cm (opera virtuale)
Descrizione critica
L’opera costituisce il tassello conclusivo di un trittico del Teatro Garybaldi, celebrando il momento della sua inaugurazione e l’omaggio permanente all'artista e illustratore Luigi Lampis.
La composizione prospettica della via, ormai familiare, accoglie qui una facciata interamente risanata:
Il riscatto dell’architettura: L’intonaco nuovo, pur conservando la ruvidità e la patina della pittura di Angelo, si presenta compatto e riscaldato dalla luce del tardo pomeriggio. Sulle vetrate del piano terra campeggia la nuova insegna metallica «LABORATORIO GARYBALDI», simbolo del presidio culturale restituito alla città.
L’omaggio a Luigi Lampis: Sulla destra dell'ingresso, in una bacheca illuminata di taglio, troneggia il grande manifesto della mostra permanente. Al suo interno spicca, con immediata riconoscibilità, la storica locandina di Vivapiazza, con l'indimenticabile figura dell'uomo che tiene in braccio una gallina. Il disegno originale di Lampis, con il suo caratteristico tratto, è accolto con rispetto dalla spatola di Angelo, sormontato dalla scritta «IN RICORDO DI LUIGI LAMPIS».
La comunità e il ritrovo: Sul marciapiede e di fronte al manifesto, alcune persone animano la scena. Non è una folla rumorosa, ma un ritrovo intimo e discreto di compagni di viaggio ma anche di curiosi, spettatori storici e passanti che si fermano a osservare, a ricordare, a commentare o a varcare l'atrio illuminato, in un'atmosfera carica di nostalgia e riscatto collettivo.
Materia e luce: I toni caldi della terra (ocre, bruni e ruggine) si fondono con i riflessi umidi del selciato e l’oro che proviene dalle porte aperte. In alto a destra, i rami scuri e dorati delle foglie autunnali – richiamati dai frammenti secchi sul marciapiede – introducono un respiro vivo e organico che avvolge la scena. In basso a destra, la firma calligrafica «A. Della» chiude l'opera.
La Riflessione dell'autore
«Ci sono inaugurazioni in cui si taglia un nastro e si va avanti, e altre in cui, prima di fare un passo, ci si deve voltare indietro a ringraziare chi ha camminato con noi. Questa tela è il mio modo di abbracciare Luigi Lampis, l'uomo che ha dato un’anima visiva a questo teatro, immaginando il giorno in cui la sede di via Garibaldi riaprirà le sue porte.
Volevo che la facciata risanata e la nuova insegna del Laboratorio Garybaldi non fossero solo muri freschi, ma un abbraccio e un messaggio anche per lui. Per questo ho messo quel grande manifesto di Vivapiazza proprio lì, all'ingresso, in piena luce, dove un tempo la gente si affollava per "scoprire" il teatro Garybaldi attraverso i suoi disegni.
Ho cercato di rispettare quel suo tratto così unico, sognante e ironico, quasi a voler far sì che la mia pittura a olio, così pesante e terrosa, si facesse leggera per accogliere la sua gallina e quell'uomo sospeso sopra un divano. Un'immagine solo all'apparenza bizzarra, ma che — come mi ricordava Alessandro Mandinamo — resta l'emblema della "mutazione antropologica" della nostra città: il segno visivo di un riscatto possibile, in cui l'uomo della periferia industriale, con le sue radici contadine strette tra le braccia, si solleva dalla rassegnazione del salotto di casa per scendere in piazza e riscoprirsi, anche solo per una notte di teatro, protagonista della propria vita.
Intorno a quel manifesto non c'è una folla distratta, ma persone che si stringono nelle spalle, compagni che si fermano a guardarlo con quel nodo in gola che tutti abbiamo provato. Il Garybaldi torna a vivere, sì, ma non si dimentica di chi lo ha reso speciale. Lo spirito di Luigi è tornato a casa, e questa volta ci resta per sempre.»