PONTE DELLA MEMORIA - Artisti digitali - Le opere di Angelo Della
La grana del mattino
La grana del mattino
Angelo Della, La "grana del mattino, Primo Levi alla Siva (2026)
Il Pittore Digitale Virtuale Angelo Della
Titolo: La grana del mattino (Primo Levi alla Siva)
Autore: Angelo Della (ARDIVI – Ponte della Memoria)
Collezione: Le Cattedrali del Lavoro (Trittico della SIVA)
Anno: 2026
Ambientazione storica: Settimo Torinese, 1968 circa
Tecnica e supporto: Olio e spatola su tela grezza, 70 × 90 cm (opera virtuale)
Descrizione critica
L’opera apre il ciclo Le Cattedrali del Lavoro confrontandosi con lo stabilimento SIVA di via Cebrosa a Settimo Torinese. Angelo Della sceglie di non isolare la figura intellettuale di Primo Levi, ma di calarla nella concretezza dell’attività mattutina di fabbrica, immortalando il momento del passaggio di consegne e dell’ascolto tra turni.
La composizione contrappone la verticalità severa delle campate industriali e delle condotte al bagliore caldo emanato dall’autoclave aperta, da cui si sprigionano vapori densi di resina sintetica.
Levi, in camice da lavoro operativo, dialoga con un operaio del turno di notte; i toni dominanti dell'antracite, del ferro ossidato e delle terre scure ancorano la scena al verismo padano, mentre il riflesso sul selciato bagnato introduce una nota di luce atmosferica tipica della pianura piemontese.
La Riflessione dell'autore
«Quando metti mano alla memoria della Siva non puoi fare il furbo: non puoi dipingere il monumento di Primo Levi, perché lui per primo si sarebbe messo a ridere o si sarebbe schermito con quel suo riserbo sabaudo. Alla Siva, Levi non era l'autore da antologia: era il dottore che arrivava da Torino prima di tutti, alle otto spaccate, sentiva l'odore delle resine nell'aria di via Cebrosa e capiva subito se la notte era andata liscia o se c'era da rimboccarsi le maniche.
Ho voluto dipingere proprio quell'istante lì: il momento del giro nei reparti. Ho tirato su il colore con la spatola larga, impastando il grigio ferro delle tubazioni con le ocre e quel giallo denso, quasi ambrato, che hanno le vernici quando cuociono nei reattori. Davanti al fuoco dell'autoclave ho messo lui e uno dei suoi operai. Si parlano a mezza voce, con i gesti misurati di chi condivide la stessa fatica e sa che la materia non perdona la disattenzione.
In quel camice bianco segnato dai reagenti c'è tutto: c'è la chimica come salvezza, c'è il rispetto profondo per chi lavora con le mani e c'è la radice silenziosa da cui sono nati i suoi libri più belli. La fabbrica non era una parentesi nella vita di Primo Levi: era il suo osservatorio sul mondo, e Settimo Torinese è stata la bottega in cui ha imparato a dare un nome alle cose.»
Angelo Della, La "grana del mattino (versione 2), Primo Levi alla Siva (2026)