PONTE DELLA MEMORIA - Artisti digitali - Le opere di Angelo Della
Il respiro del caucciu
Il respiro del caucciu
Angelo Della, Il respiro del caucciu, L'operaio e la forgia circolare (2026)
Il Pittore Digitale Virtuale Angelo Della
Titolo: Il respiro del caucciu (L'operaio e la forgia circolare)
Autore: Angelo Della (ARDIVI – Ponte della Memoria)
Collezione: Le Cattedrali del Lavoro (La Pirelli di via Torino)
Anno di realizzazione: 2026
Ambientazione storica: Settimo Torinese, stabilimento Pirelli di via Torino, anni 60 del secolo scorso
Tecnica e supporto: Olio e tecnica mista materica su tela grezza di iuta con polvere di nerofumo e bitume naturale, 90 × 120 cm (opera virtuale)
Descrizione critica
Se "il morso del ferro e la polvere" insisteva sull'attrito ravvicinato tra le mani e la gomma grezza, questo dipinto allarga il campo focale e costruisce una vera e propria geometria delle forze e della luce:
I tagli di luce e la cattedrale laica: L'elemento dominante della scena è il contrasto tra l'oscurità dei macchinari e i fasci luminosi diagonali che precipitano dai finestroni industriali a vetri riquadrati sulla sinistra. La luce non è limpida né astratta: è resa matericamente mescolando biacca e gesso a velature calde, simulando il raggio che impatta contro il pulviscolo minerale, il vapore acqueo e i residui volatili della lavorazione a caldo. Questa illuminazione a sciabola trasforma la campata dell'officina in uno spazio solenne, dove il raggio illumina la polvere sospesa prima di infrangersi sulla schiena del lavoratore.
L'arco anatomico e la circolarità meccanica: La tensione visiva è retta da un dialogo di forme concave e convesse. Il corpo dell'operaio non è semplicemente chinato: forma un arco anatomico teso, costruito con pennellate nervose e dense di ocra dorata, terra di Siena e riflessi di sudore, che asseconda ed equilibra la perfetta curvatura del pneumatico e il disco rotante della matrice. C'è un gioco di leve invisibile: il peso del busto scaricato sulle braccia aperte vince l'elasticità gommosa prima che la pressione meccanica la blocchi nello stampo.
La catasta di pneumatici come metronomo del turno: Sul margine sinistro e in secondo piano, le sagome dei pneumatici già formati o in attesa di cottura non fungono da semplice riempitivo, ma da scansione temporale. Trattati con impasti pastosi di bitume e grigio piombo a spatola larga, questi anelli scuri accatastati formano una quinta d'ombra che misura il ritmo incessante della catena produttiva, bilanciando la massa pesante della vite senza fine e della testa della pressa visibile sulla destra.
Dinamismo della materia fluida e fumo: Il vapore che sale dalla piastra termica non è una cortina uniforme, ma una massa turbolenta stesa con tocchi rapidi di bianco e cenere, che avvolge il volto dell'uomo senza cancellarne la concentrazione dello sguardo, teso a verificare che il tallone della copertura entri perfettamente nella scanalatura.
La Riflessione dell'autore
«C’è un dettaglio in questa tela su cui mi sono fermato a lungo prima di posare il pennello: quei raggi di sole che spaccano la polvere entrando dai riquadri di vetro in alto a sinistra.
Chi ha lavorato nei turni del mattino a via Torino sa cosa significava quel momento. Fuori c’era la campagna settimese che si svegliava, l'aria fresca che scendeva dalle colline e il Po che scorreva poco lontano; dentro, invece, il giorno entrava soltanto sotto forma di quelle lame oblique di luce lattiginosa, cariche di vapore e zolfo. Quel sole non riscaldava, ma batteva implacabile sul dorso di ragazzi di vent'anni che consumavano la propria giovinezza a braccia tese, ripetendo lo stesso gesto centinaia di volte prima della sirena.
Con la spatola ho cercato di rendere il contrasto tra la violenza della macchina e la concentrazione quasi silenziosa del corpo: guardate come le dita aperte non impugnano un comando, ma "sentono" la gomma. La gomma cruda è viva, respinge, scivola, si oppone al ferro bollente; per domarla non bastano i muscoli, serve un anticipo millimetrico del baricentro, quel sapere fisico che nessun manuale d'istruzioni ha mai saputo codificare.
In questo quadro ho voluto che la luce non fosse un ornamento, ma il testimone silenzioso di quel patto quotidiano: il sole che entra a guardare chi, nel chiuso di un capannone, stava costruendo le ruote su cui si sarebbe mossa l'Italia intera.»