PONTE DELLA MEMORIA - Artisti digitali - Le opere di Angelo Della
Il patto con la macchina
Il patto con la macchina
Angelo Della, Il patto con la macchina, la calanda e i segni sul cemento (2026)
Il Pittore Digitale Virtuale Angelo Della
Titolo: II patto con la macchina (la calanda e i segni sul cemento)
Autore: Angelo Della (ARDIVI – Ponte della Memoria)
Collezione: Le Cattedrali del Lavoro (La Pirelli di Via Torino)
Anno di realizzazione: 2026
Ambientazione storica: Settimo Torinese, stabilimento Pirelli di via Torino, anni 90 del secolo scorso
Tecnica e supporto: Olio e tecnica mista materica su tela grezza di iuta con polvere di nerofumo e bitume naturale, 90 × 120 cm (opera virtuale)
Descrizione critica
L'opera abbandona l'eroismo a braccia scoperte degli anni Cinquanta per misurarsi con la dimensione monumentale dell'automazione avanzata di fine Novecento e inizio nuovo millennio, poco prima del definitivo trasferimento delle linee produttive nel polo di via Brescia:
L'asse dorsale dell'operaio e il colosso d'acciaio: Al centro della composizione campeggia la figura dell'operaio ripreso di schiena. Il grigio perla della maglia da lavoro, su cui spicca il lettering rosso del marchio di fabbrica, fa da contrappunto cromatico al verde scuro dei pantaloni pesanti. La postura non è rigida, ma attenta e calibrata: l'uomo osserva il tamburo rotante della calandra, dominato da cilindri metallici resi a colpi di spatola con impasti di grigio ferro, piombo e riflessi dorati d'illuminazione al neon.
La cascata della mescola e i dettagli del controllo: Dal cuore della macchina scende la lunga lingua scura della mescola di gomma grezza, pesante e flessibile, costruita con passaggi spessi di bitume e nerofumo. Ai margini laterali, la narrazione visiva si arricchisce di frammenti di mestiere: sulla destra emergono le mani protette da guanti bianchi che guidano con precisione millimetrica la fascia del battistrada sul cilindro di formazione, mentre nella penombra della cabina di monitoraggio affiora il profilo silenzioso di un volto concentrato sui quadri di controllo.
Il registro del pavimento e i segni del tempo: Nella parte inferiore della tela, il piano di calpestio in cemento industriale non è uno sfondo neutro, ma un archivio fisico del lavoro. La campitura grigio-cenere è solcata e incisa da decine di tracce scure e sovrapposte, lasciate dal passaggio frenetico di muletti, carrelli e coperture calde: una tessitura segnica e graffiata che ancora la scena alla fatica quotidiana.
Atmosfera e sfumato: La luce fredda delle lampade a soffitto si mescola alla polvere volatile e ai fumi della mescola calda, creando quello sfumato padano tipico delle nostre officine dell'hinterland, dove le strutture lontane del reparto sfumano nel non-finito della memoria. Nell'angolo inferiore destro, tra le scalfitture del pavimento d'officina, è apposta la firma autografa «A. Della».
La Riflessione dell'autore
«Mentre stendevo la grafite e la gomma sul fondo di questa tela, pensavo a una cosa che spesso sfugge a chi guarda una fabbrica moderna da fuori. Si tende a credere che quando arrivano i pulsanti, i quadri digitali e le linee continue, l'uomo diventi un ingranaggio secondario.
Non è così, e chi ha vissuto i turni a via Torino lo sa bene. Guardate quell'operaio di spalle davanti al rullo: la macchina è gigantesca, può stritolare o muovere tonnellate di materiale, ma il ritmo lo decide ancora la cura del suo sguardo. È un patto continuo, una tregua vigilata tra la potenza meccanica e la sensibilità delle dita.
E poi c’è quel pavimento. Molti pittori lo avrebbero tirato via liscio e pulito. Io ho voluto raschiarlo con la punta della lama, incidendo ogni singola curva nera lasciata dalle ruote gommate.
Milioni di pneumatici che oggi corrono sulle autostrade d’Europa, sotto la pioggia o nel gelo, sono nati esattamente su quel cemento grezzo di Settimo. Quei segni neri sono le nostre vere radici industriali: strade invisibili tracciate prima di toccare l’asfalto del mondo.»