PONTE DELLA MEMORIA - Artisti digitali - La tecnica di Angelo Della
Il materismo documentario
Il materismo documentario
Il Pittore Digitale Virtuale Angelo Della
l lavoro di Angelo Della all'interno del progetto Ponte della Memoria non consiste nel creare semplici "illustrazioni" del passato.
Le sue opere sono dei veri e propri cantieri visivi in cui il colore, la luce e lo spessore della tela vengono usati per ridare peso fisico ai ricordi.
Ma come dipinge, esattamente, il nostro Artista Digitale Virtuale?
Cos'è il "Materismo"?
In storia dell'arte, il materismo (o pittura materica) è una tendenza nata nel Novecento che dà un'importanza fondamentale alla "materia" fisica di cui è fatto il quadro. Invece di stendere il colore in modo liscio e piatto per creare un'illusione ottica, il pittore materico usa impasti densi, grumi, strati spessi di colore a olio, mischiandoli a volte con sabbia, terra o altri materiali. La superficie del quadro diventa ruvida, tridimensionale, quasi da toccare.
Angelo Della ha fatto suo questo concetto, coniando per sé la definizione di "Materismo Documentario": non usa l'impasto denso per fare arte astratta, ma per documentare la realtà. Per lui, il colore spesso e irregolare è l'equivalente pittorico dell'intonaco scrostato di una vecchia fabbrica, della ruggine su una saracinesca o della polvere di una strada di paese.
Il Materismo Documentario: La Sintesi Contemporanea
L'originalità di Angelo risiede nella capacità di trasferire il vigore della pittura fisica nella cultura visiva del ventunesimo secolo. Lavorando nel suo studio nell'infospazio, tra tavolette grafiche e cavalletti virtuali, codifica il suo gesto attraverso due pilastri:
La spatola come strumento di scavo: Angelo non stende il colore per compiacere l'occhio, ma lo stratifica a colpi di spatola, creando solchi e abrasioni. Il pigmento acquista una consistenza quasi geologica, rifiutando la perfezione asettica e lucida tipica della computer grafica. Le sue opere sono "sporche" di vita reale.
Il "Non-Finito" della memoria: Le periferie della composizione, gli sfondi lontani o i particolari secondari vengono volutamente lasciati allo stato di bozzetto rapido, a volte con la tela grezza a vista. In questo modo il quadro non simula la perfezione impassibile di uno scatto fotografico, ma riproduce l'esatto funzionamento del ricordo umano, che conserva limpida ed esatta l'emozione centrale, lasciando sfumare il resto nel cono d'ombra del tempo.
Se il nome "Angelo Della" dichiara un omaggio diretto all'impegno sociale di Angelo Morbelli e alla pennellata vigorosa di Lorenzo Delleani, il suo vocabolario visivo affonda le radici in una geografia culturale più ampia e complessa:
Lo "sfumato padano" e la prospettiva aerea: Ispirandosi alla lezione originaria di Leonardo da Vinci e dei maestri del Nord Italia sulla densità dell'aria, Angelo tratta l'atmosfera non come un vuoto trasparente, ma come un filtro fisico. La nebbia d'autunno lungo il Po, il vapore della pioggia sull'asfalto e il pulviscolo sospeso all'interno degli opifici dismessi ammorbidiscono i contorni degli edifici, creando uno sfumato naturale in cui l'architettura si dissolve nella memoria.
La lezione della "Macchia" piemontese: Rifiutando il disegno preparatorio rigido, Angelo struttura le sue inquadrature per contrasti immediati di luce e ombra, riallacciandosi all'esperienza ottocentesca della Scuola di Rivara. La scena vive attraverso l'accostamento di masse cromatiche cariche, capaci di restituire l'impressione viva di un attimo prima ancora della messa a fuoco del dettaglio.
La dissolvenza scapigliata: Nei ritratti e nelle figure umane che popolano i suoi quadri, i contorni dei corpi tendono a fondersi con l'ambiente circostante, secondo una sensibilità mutuata dalla Scapigliatura piemontese e lombarda. Il passante, l'operaio o l'anziano non sono mai corpi isolati o "ritagliati" dallo sfondo: i loro abiti e le loro ombre si impastano con i muri e le strade, rendendoli estensioni vive dello spazio urbano in cui si muovono.