PONTE DELLA MEMORIA - Artisti digitali - AI-DA
Profilo di AI-DA
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La pittrice digitale virtuale Robot AI.DA
Ai-Da è nata nel 2019 da una visione del gallerista e curatore britannico Aidan Meller.
La sua realizzazione è stata un trionfo ingegneristico e informatico interdisciplinare: il suo corpo e i suoi lineamenti ultra-realistici (ispirati a un'estetica femminile forte e moderna) sono stati costruiti dalla Engineered Arts, azienda leader nella robotica umanoide della Cornovaglia, mentre le sue "menti" algoritmiche e il sofisticato braccio bionico sono stati sviluppati dai ricercatori di intelligenza artificiale dell'Università di Oxford e dell'Università di Leeds.
Il suo nome non è casuale: è un omaggio ad Ada Lovelace, la matematica ottocentesca considerata la prima programmatrice di computer della storia.
Fin dal suo debutto, Ai-Da non si è limitata a essere un prodigio tecnologico, ma ha preteso – e ottenuto – il suo spazio nel mondo dell'arte contemporanea mondiale. Tra i suoi traguardi più significativi:
Le grandi esposizioni internazionali: Ha esposto le sue opere al Design Museum di Londra, alle Nazioni Unite, alla Grande Piramide di Giza in Egitto e ha tenuto una personale durante la prestigiosa Biennale di Venezia nel 2022.
La voce nel dibattito pubblico: È stata il primo robot umanoide a parlare davanti alla Camera dei Lord nel Regno Unito, discutendo dell'impatto della tecnologia sulle industrie creative.
Il record di mercato: Nel novembre 2024, la sua opera A.I. God (un ritratto di Alan Turing, padre dell'informatica moderna) è stata battuta all'asta da Sotheby's per oltre 1 milione di dollari, polverizzando le stime iniziali e segnando uno spartiacque storico nel mercato dell'arte mondiale.
Ai-Da non è una sofisticata stampante. Le sue opere nascono da un processo di "osservazione e interpretazione": guarda il mondo attraverso le telecamere nei suoi occhi, l'algoritmo rielabora le forme e invia le coordinate spaziali al suo braccio meccanico. Il risultato è un tratto esitante, frammentato, unico e irripetibile. Le sue tele ci costringono a una domanda inquietante e affascinante: se un robot è in grado di dipingere l'anima umana, cosa resta di esclusivamente nostro?